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24 febbraio 2024

Vittorio Veneto

Una gatta da pettinare

Paroni a casa nostra? C’è di che riflettere, tra un colpo di scena, un’operetta e tanti interessi da pagar

| Michele Bastanzetti |

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| Michele Bastanzetti |

teatro da ponte vittorio veneto

VITTORIO VENETO - “Se vuol ballare, signor Contino, il chitarrino le suonerò…Se vuol venire nella mia scuola la capriola le insegnerò”. Le Nozze di Figaro, musicata da Mozart 237 anni fa, rimane una delle opere più eseguite al mondo. Il geniale libretto è del zenedese Da Ponte. Lorenzo e Wolfgang Amadeus si intendevano alla grande: cul e braga. L’Opera è zeppa di trame, fufigne, colpi di scena. La Fondazione (F…come Figaro) le ha suonate proprio bene a Vittorio Veneto, insegnando le capriole a chi doveva farle. L’acquisto del teatro da parte del comune, non fosse storica bidonata ai nostri danni, sarebbe perfetta trama d’opera buffa. Il primo tempo si chiude coi 2,5 milioni più Iva racimolati dalla sera alla mattina compreso un nuovo mutuo da 1,5 milioni, che tanto di debiti siamo già sfondati, cui van sommati gli interessi di 1,2 milioni.

 

Ecco la somma che fa il totale: 1,5mutuo+1,2interessi+1 spostato dal Bilancio+500 Iva=4,2 milioni. Più spese notaio, incognite. Caruccio, ‘sto capriccetto! Questo capriccetto ha lontana forgia, con retroscena scabrosi. Se non lo avessimo comprato la Fondazione, tremenda vendetta, lo avrebbe chiuso o affittato ad altri (a chi mai?) o a noi a canone strozzante oltre a chiederci un risarcimento danni. Robe che una mattina mi son svegliato e…ciao teatro. ‘Na béa gata da petenàr. E già qui emerge il masochismo di amministratori che dal dopoguerra in qua non han saputo, o voluto, dotare Vittorio di un auditorium. Il che ha favorito chi i propri teatri li affitta, e mica gratis et amore Dei. Da vent’anni Ceneda chiede l’auditorium alla rotonda Papadopoli sulla quale, viceversa, si sprecano oziose fantasie di sindaci ed assessori transumanti. Ultimo sc-iafòn alla Villa è stato escluderla dai piani Pnrr, irripetibile opportunità di salvarla con incluso trasloco, lì, della Biblioteca civica.

 

Perché tanto malanimo? perché realizzare un auditorium funzionale alla Papadopoli avrebbe tolto qualsiasi motivo, ed annesso ricatto, per accollarsi il Da Ponte; struttura che sul libero mercato vale ZERO. Ci siamo dunque, auto-incravattati per fare un grosso favore a terzi. A-a fine déa giostra ci troviamo proprietari d’una ciofeca di teatro, con la Papadopoli in macerie, biblioteca fuori-norma, 4-2 milioni in meno. Visti gli eventi, vien da farci una domanda e darci una risposta. A Vittorio siam paroni a casa nostra o comandano foresti factotum che si fan gli affari loro riuscendo a pilotare la politica cittadina? “Ah bravo Figaro, bravo bravissimo… fortunatissimo…sono il factotum della città, del-laaa ci-tààà! Tràllallallero lallerolallà!”. Figaro, F…come Fondazione.

 


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