25 novembre 2020

Cuccurucucù, past(r)oie in Parlamento

Categoria: Notizie e politica - Tags: Franco Battiato, Parlamento europeo, parlamento

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Valentina Piovesan | commenti | (1)

Il mondo è grigio, il mondo è blu. Ma quello femminile in questi giorni è soprattutto verde, di rabbia.

 

“Wow, le donne italiane che per una volta si lamentano delle pessime condizioni in cui versano da, facciamo due calcoli, l’epoca di Giulio Cesare, secolo più secolo meno!”, direte voi. E chi sarà il bersaglio di cotanta polemica, chi pagherà finalmente per l’onore calpestato delle pulzelle tricolori?

 

Quale lenone immondo e becero, quale Nerone matricida e uxoricida, quale Ade infernale e rapitore, quale Zeus lascivo e polimorfo? Ebbene, Franco Battiato. Sì sì, avete letto bene.

 

Anatemi, sommosse, donne che si strappano i capelli e si percuotono il petto fuori e dentro il Parlamento, dopo aver udito le “scandalose” parole del saggio menestrello, pronunciate a Bruxelles nella sede del Parlamento europeo.

 

Si sa,”Nemo propheta acceptus est in patria sua”, nemmeno quando i vaticini sono, secondo lo stesso Battiato, retroattivi. E se Battiato esterna i suoi pensieri “Like a rolling stone”, le pietre mediatiche ci pensa qualcun altro a tirargliele dietro.

 

Perché, nonostante questo Stivale risuolato in cui viviamo si sia da anni tramutato in uno stivaletto da cancan che nemmeno a Pigalle se ne sono visti di così trucidi, fra battute di pessimo, o meglio, nullo gusto, festini suini, donzelle scosciate (scosciate quando va bene), vento in “poppa” sempre e comunque, orbene, dopo tutto ciò, chi mai doveva fungere da capro espiatorio? L’assessore regionale al Turismo, reo di aver pronunziato codeste parole: “Farebbero qualunque cosa queste troie qui che si trovano in giro nel Parlamento. È inaccettabile. Inaccettabile. Dovrebbero aprire un casino e farlo pubblico e allora uno è anche contento no? invece che farle stare in strada. Lì sarebbero perfette. Oppure quelle che difendono alcuni dicendo delle cose quando invece due-tre anni prima avevano detto “ci vuole così stese in orizzontale” e non era mai andata alle feste […] Non è che qualcuno le ha detto “Senta lei non c’era lì, era una nemica tre anni fa, come mai oggi…?”. Sono inaccettabili queste cose”.

 

Punto. Anzi, due punti, come direbbe Totò. I due punti in questione li ha messi Rosario Crocetta, Presidente della Regione Sicilia, sulla sua carriera politica, dato che ha sollevato dall’incarico il buon Franco (e già che c’era ha detto Auf Wiedersehen pure ad Antonino Zichichi, assessore ai Beni Culturali che a quanto pare parla troppo di raggi cosmici, tzè, questi fisici) poiché le sue parole contro il Parlamento avrebbero offeso l’intero popolo italiano.

 

La Boldrini, dal canto suo, stenta a credere “Che un uomo di cultura come Franco Battiato, peraltro impegnato ora in un’esperienza di governo in una regione importante come la Sicilia, possa aver pronunciato parole tanto volgari”. E da Presidente della Camera dei Deputati e da donna respinge nel modo più fermo l’insulto alla dignità del Parlamento. Perché “Neanche il suo prestigio lo autorizza a usare espressioni così indiscriminatamente offensive. La critica alle manchevolezze della politica e delle istituzioni può essere anche durissima ma non deve mai, mai superare il confine che la separa dall’oltraggio”.

 

Parole assolutamente condivisibili, peccato che vengano pronunciate un tantinello tardi, un po’ come chiudere la stalla quando i buoi, o meglio, i maiali, sono già scappati, tanto per rimanere in tema agreste dopo le bucoliche, anzi, "georgiche" affermazioni di Battiato. Già, perché “troia”, termine tratto dal latino tardo, letteralmente indica la femmina del maiale.

 

Ho sempre riflettuto su come per offendere una donna si utilizzino spesso e volentieri vocaboli presi in prestito dal mondo animale. E sul fatto che per insultare un uomo 99 volte su 100 gli si dica che è figlio o marito di questa o quell’altra mansueta bestiola accomunata al gentil sesso. Tali immonde associazioni di idee, chiamiamole così, sono talmente radicate che è difficile ormai estirparle dalle zucche bacate di certe persone.

 

Battiato ha utilizzato QUEL termine, irrimediabilmente intriso di venefica misoginia, vuoi per provocare, vuoi per rendere meglio l’idea, vuoi perché in quel momento era il primo a venirgli in mente; immantinente si è dovuto giustificare affermando che questa metonimia non era riferita espressamente alle donne, ma a chi in generale si vende per soldi all’interno delle Istituzioni o del mondo dell’arte.

 

Per la sensibilità dei più era talmente palese e inequivocabile che siffatto epiteto si riferisse alle donne da non pensarci due volte a montare un caso che in un periodo come questo può avere come unico scopo quello di distrarre il popolo da quel che sta accadendo in ambito politico, dove regna un caos primordiale.

 

Non mi so dare altre spiegazioni in merito. Perché dopo tutto quello che ho visto e che continuo a vedere nel mio Paese, dove le donne sono continuamente discriminate, umiliate, denigrate, vessate, abbandonate dalle Istituzioni e ammazzate, dove a tutela del sesso femminile può giusto levarsi una sporadica e flebile voce ogni tanto ma mai un coro assordante, compatto ed efficace, dove da pochissimo tempo la questione del numero delle donne in Parlamento è balzata agli onori della cronaca, la polemica nei confronti di Battiato mi sembra terribilmente sterile.

 

Una donna, un uomo, siano essi parlamentari o meno, hanno il diritto di essere rispettati e il dovere di rispettare coloro i quali rappresentano. Io vorrei con tutte le mie forze sdegnarmi come donna e come cittadina quando il Parlamento italiano è oggetto di vituperio, sentirmi offesa se a destra e a manca fanno a pezzi la reputazione di questa nostra "Povera Italia", ma per il momento proprio non ci riesco. D’altra parte “Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali […] Intanto la primavera tarda ad arrivare”.



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Quanto asserito da Battiato, anzi di più. Le troie, riferito a uomini e donne, sono numerose in parlamento ma anche fuori, e distinguono l'Italia dai Paesi civili e democratici.

Tanto livore contro le "troie" ovvero femmine che vanno con tutti è dovuto al fatto che tale comportamento era inviso dalla società che voleva poter attribuire la paternità certa in ambito familiare/ereditario.

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