25 novembre 2020

Ma io che il presepe l'ho sempre fatto cosa faccio?

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Alberta Bellussi | commenti |

natale

Ma io che il presepio l’ho sempre fatto! Cosa faccio?

Lettera di riflessione

 

Caro Gesù Bambino,

devo riferirti che quest’anno avverto uno strano disagio. Si stanno avvicinando le feste di Natale e io mi sento un po’ smarrita. Mah pensandoci non so se è uno smarrimento o una strana sensazione come accade quando perdi qualcosa di caro; come se quella certezza che ti appartiene da quando eri piccolo non sia più tale. Il presepe!

Il  presepe è quel delicato elemento che è parte della nostra tradizione, quell’icona di una religiosità sana e buona che rende umano e tangibile anche ai bambini quel Gesù venuto a salvarci e a darci speranza.

La scelta del muschio, in quella parte di giardino lasciata intoccata, per avere le zolle vellutate per fare onore alla nascita del bambinello. Il ghiaino ben tirato per i sentieri, i fiumi e le montagne sulle quali si posano candidi dei fiocchi di cotone. La stella cometa sopra la grotta, i pastori con le pecore, il suonatore di cornamusa, gli angioletti che cantano il “Gloria in Excelsis Deo”…e poi la contadina che ogni anno porta i suoi prodotti per rendere omaggio al nuovo nato. Dal lontano Oriente arrivano Gaspare, Melchiorre e Baldassarre con i loro scrigni pieni di doni preziosi e ogni giorno avanzano il loro cammino. E sotto la greppia la dolce Maria che rappresenta per i cristiani la tenerezza della maternità e il vecchio e saggio Giuseppe che vigila il bambinello sotto le calde narici del bue e dell’asinello. Bello il mio presepio a osservarlo mi rimanda solo messaggi positivi e di pace; invece ora non sembra più essere così.

 Il delicato presepe, dimenticato per secoli,  è ora diventato tema di dibattiti politici e religiosi  a volte anche di cattivo gusto.

Sono smarrita, chi dovrebbe sottolineare l’importanza di questo simbolo mi dice di accantonarlo per rispetto a chi non ha Gesù come messia.

Ma nel mio smarrimento mi chiedo perché fare il presepe possa mancare di rispetto a qualcuno.

Tutto ciò suona un po’ strano alla mia mente che del rispetto ne ho fatto uno dei valori fondanti della vita e cerco di capire.

 Ma è il presepe che conosco io da quando sono nata e che nei giorni di Natale vado a visitare nelle  chiese per vederne le varie interpretazioni?

 Si è di lui che stiamo parlando.

Mi sembra strano. Non capisco cosa possa fare di male il mio piccolo presepe.

Mi appartiene per tradizione, appartiene alla nostra cultura e alla nostra vita di sempre ma non manca di rispetto a nessuno con il messaggio che professa.

La società è cambiata, in questi ultimi anni, in maniera radicale. Dividiamo la nostra quotidianità con amici provenienti da tantissime parti del mondo che portano con sé i loro credi e le loro tradizioni, perché rinunciare alla nostra che è patrimonio inestimabile per omologarci tutti?

Perché non fare di queste tradizioni che ognuno porta motivo di crescita per tutti e motivo di conoscenza recipoca?

Perché vedere nella negazione di una nostra tradizione religiosa secolare il rispetto per gli altri? E per noi e il nostro vissuto no?

Ma devo sentirmi in colpa di mancare di rispetto a qualcuno se anche quest’anno, come ogni anno, faccio il presepe?

Queste e molte altre le domande che mi vengono alla testa e molte le sensazioni.

In fondo si festeggia la nascita di quel Gesù che è nominato più volte anche nel Corano come profeta che ha preparato la venuta di Maometto e che è anche figlio di Maria.

Caro Gesù bambino volevo dirti che non ho ancora capito perché sei diventato parte di discorsi demagogici un pò al limite dell’umana comprensione e non ho capito perché rappresentarti il giorno della tua nascita, come avviene ormai da 2015 anni, non sia più un messaggio di pace; ma  devo ammettere che, ultimamente,  fatico anche a capire il genere umano e le strane priorità che riesce a darsi nella vita.

A me hai insegnato i valori dell’amore, del rispetto, della pace e della tolleranza verso gli altri, qualsiasi Dio preghino e qualsiasi tradizione abbiano, ma soprattutto verso chi rispetta me e i valori sui quali ho fondato i miei anni di vita.

 



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