25 novembre 2020

E - pur mi muovo

- Tags: mobilità sostenibile

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Alberta Bellussi | commenti |

E- pur mi muovo

 

Dopo aver viaggiato sulla motoscopa della strega di Halloween che non inquinava, ho pensato fosse uno spunto interessante aprire una discussione su quella che potrebbe essere l’idea di mobilità verde in un prossimo futuro. Ho deciso di affrontare questo argomento nella consapevolezza, che una società come la nostra in mano di poche lobbies dell’energia fossile che comandano  influenzando scelte politiche ed economiche e che fanno di tutto per frenare lo sviluppo di forme di mobilità sostenibile con basse emissioni di C02 dannose per lo stato di salute dell’aria. Le lobbies del petrolio sono arrivate a negare  l’allarme del clima e dei gas serra.

Se analizziamo i dati dell’Arpav e del Ministero dell’ambiente i trasporti sono il settore con il primato nazionale nelle emissioni annuali di gas serra. Determinano il 33% dei consumi finali di energia e rappresentano la seconda voce di spesa al consumo delle famiglie italiane. Non per niente, l’Italia è il fanalino di coda dell’Unione europea negli indicatori di mobilità sostenibile: oltre ad essere il primo paese – se escludiamo il Lussemburgo – per numero di autoveicoli privati per numero di abitanti, è anche quello con le percentuali di trasporto merci su ferrovia più basse, con la minore incidenza di mezzi pubblici in città e una mobilità ciclo pedonale sotto la media europea. Ma questo trend può essere invertito nei prossimi anni grazie alla green economy. l’Italia potrebbe  tagliare i gas serra dei trasporti del 26% con una svolta economica verde. Nel paese esiste infatti un tessuto industriale all’avanguardia nel settore della produzione dei mezzi di trasporto, delle infrastrutture e dei servizi ad alta tecnologia di supporto alla mobilità. L’Italia potrebbe  essere leader della mobilità verde;  è il secondo paese manifatturiero europeo e possiede leader internazionali nei settori chiave della mobilità sostenibile, oltre ad offrire esempi di innovazione green, come i biocombustibili di seconda e terza generazione o le applicazioni informatiche per le smart city. Una transizione verso una mobilità a basse emissioni di carbonio, gestita con intelligenza, può rappresentare un miglioramento ambientale e delle condizioni di vita dei cittadini, e un’opportunità strategica per l’economia italiana. Valutando le opportunità offerte dallo sviluppo della green economy made in Italy, secondo il piano sarebbe realisticamente possibile raggiungere una riduzione del 26% delle emissioni di CO2 al 2020.  In questo momento l’idea di sostenibilità viene usata in molti ambiti e spesso viene estesa al tema della mobilità al fine di predisporre un sistema che raggiunga un equilibrio nel tempo rispetto ad alcuni aspetti critici legati al trasporto quali: l’inquinamento atmosferico (emissioni di gas serra); il consumo energetico e la disponibilità di energia; il governo della congestione stradale dovuta al traffico veicolare. Pertanto si tratta sempre di un concetto di mobilità da realizzare per soddisfare i bisogni attuali – o prossimi – senza compromettere le esigenze delle generazioni future. La mobilità sostenibile è un sistema in grado di conciliare il diritto alla mobilità con l’esigenza di ridurre le cosiddette esternalità negative ad essa connesse. Queste esternalità hanno un costo sociale che grava sulla popolazione e la mobilità sostenibile mira a trasformare tale fattore negativo in un elemento di qualificazione sociale tale da indurre l’instaurazione di processi virtuosi in grado di arrestarne gli effetti. Questi interventi hanno riguardato, tra l’altro, l’introduzione di ecoincentivi per l’acquisto di veicoli a basso impatto ambientale e per la rottamazione dei mezzi più inquinanti a livello nazionale, nonché il finanziamento di progetti di mobilità sostenibile a livello locale. In quest’ultimo caso da un lato, sono stati istituiti parcheggi a “strisce blu”, ztl, eco-pass, blocchi del traffico, isole pedonali, volti a limitare la mobilità in determinate aree; dall’altro lato sono stati promossi strumenti di mobilità sostenibili attraverso la realizzazione di piste ciclabili, percorsi sicuri casa-scuola “piedi-bus”, corsie preferenziali, nonché attraverso il potenziamento del trasporto pubblico e l’implementazione del mobility managment, del car- sharing e del bike-sharing. La normativa italiana sulla mobilità sostenibile è diretta a promuovere l’attuazione di interventi e progetti integrati all’interno delle diverse componenti della mobilità e del trasporto attraverso: la modifica della domanda di trasporto, il potenziamento e il cambiamento dell’offerta di trasporto pubblico, gli incentivi all’utilizzo di carburanti a basso impatto ambientale e al rinnovo del parco veicolare del nostro stato  sempre più con l’utilizzo di energie pulite.

Potremo vedere le nostre strade occupate da autoelettriche o alimentate a biometano?

I concessionari iniziano ad proporre  oltre agli ibridi anche le auto elettriche e le auto a metano avendo intuito che, con gli incentivi e la nuova sensibilità ambientale quelle sono le nuove tendenze. Nelle città si inizia a vedere qualche distributore di energia elettrica e di biometano, ma l’approvvigionamento rimane ancora uno scoglio da superare. L’Italia è il terzo Paese al mondo per produzione di biogas: 1.300 impianti a biogas agricolo; il biometano è il gas prodotto da scarti siero lattiero-caseario, scarti vegetali, sottoprodotti agricoli, colture quali silo mais, frumento, sorgo, granella, in combinazione con liquami e letami, sono ottime materie prime. Inoltre possono essere utilizzati anche scarti dell'industria agroalimentare.  Di biometano si è iniziato a  parlare seriamente da pochi anni con un decreto ministeriale che ne incentiva la produzione, quindi in estate con la Legge 116/2014, che semplifica le autorizzazioni per produrlo e getta le basi (il resto si farà con le specifiche di fine ottobre) per immetterlo in rete. Il perché di questo interesse non è difficile intuirlo: per quanto l’Italia non sia autosufficiente nemmeno dal punto di vista elettrico. Aggiungiamoci che il petrolio non è una nostra specialità e le ragioni della corsa al biometano sono presto spiegate. L’altro aspetto da non trascurare è quello ambientale.  L’attivazione della filiera agro-energetica del biometano si presenta dunque come una opportunità da perseguire con forza nell’ottica dello sviluppo della green economy nel nostro Paese e anche alcune aziende pubbliche e private del nostro territorio stanno iniziando a ragionare in questa ottica. 



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