24 ottobre 2020

Se c'è scritto "integrale", mi devo fidare?

Categoria: Scienze e tecnologie - Tags: cereali integrali, raffinazione, etichette

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Eva Da Ros | commenti | (6)

No, il più delle volte alla scritta "integrale" non corrisponde un prodotto costituito realmente da farina integrale.

Negli ultimi anni, sulla spinta dell'aumentata richiesta dei consumatori, l'industria alimentare ha iniziato ad ampliare la proposta di cibi integrali: pane, fette biscottate, crackers, pasta.
E' sicuramente un dato confortante sapere che possiamo, mettendoci tutti insieme, orientare la produzione alimentare verso cibi più salutari. Purtroppo il diavolo ci mette la coda e come sempre bisogna fare attenzione alle etichette.

Per capire meglio iniziamo da qui: il chicco di qualsiasi cereale (riso, orzo, farro, frumento, kamut, avena, segale) è fatto di involucro esterno (crusca, ferro, vitamine del gruppo B importanti per il metabolismo energetico), germe (embrione della nuova piantina, ricco di acidi grassi, enzimi, vitamina E) ed endosperma (contiene glutine e amido, un carboidrato complesso fonte di energia).
Macinando il chicco intero otteniamo la farina integrale, mentre la farina bianca è ottenuta dalla macinazione del chicco ripulito di crusca e germe.
Dovrebbe essere a questo punto intuitivo comprendere che le farine integrali sono più nutrienti – nel senso di ricche in sostanze nutritive non di calorie – rispetto alle farine bianche.

Appurato che l'integrale è da preferire sempre (pane, pasta, pizza, ...) bisogna munirsi di lente d'ingrandimento e imparare a leggere le etichette, perchè due "furbate" sono dietro l'angolo:
- spacciare per integrale un prodotto costituito da farina bianca a cui viene aggiunta la crusca: manca sempre il germe e per di più si ri-assembla un prodotto dopo averlo diviso (assurdo, no?)
- dichiarare il prodotto integrale quando è fatto di una miscela di farina bianca e farina integrale

Attenzione, anche per farro e kamut deve essere specificato il termine integrale. Altrimenti state mangiano un pane (o una pasta) di kamut e farro raffinati.

Il vantaggio dell'assunzione di cibi integrali non termina con l'aumentato valore nutritivo degli stessi, ma si arricchisce della possibilità di incidere positivamente sull'effetto saziante del pasto e sull'accelerazione del transito intestinale.

Per chi soffre di colon irritabile è sempre bene approcciare l'integrale a piccoli passi, inserendolo gradualmente per non irritare un'intestino particolarmente "sensibile".

Come sempre la raccomandazione è di associare ad un aumentata quantità di fibre alimentari una corretta assunzione di acqua, stimata mediamente in almeno 8-10 bicchieri al giorno.



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... articolo!
E' bene sempre leggere gli ingredienti.
Saluti.

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Grazie MarcoM,
in effetti prima del prezzo dovremmo sempre leggere gli ingredienti.
Saluti

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Preg.ma Da Ros, vorrei acquistare una vettura a trazione "integrale". Mi devo fidare?

Ps: eddai...solo per dirle che apprezzo il suo blog...

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Mi fa piacere vederla anche in questo spazio.
Apprezzo i commenti puntuali e ironici che ci regala nei blog che segue più spesso.
Buona serata


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Ah è così? Allora Eva Da Ros , al bando il sospetto di un baratto concordato di svenevolezze reciprocamente apologetiche, vorrei evidenziare con dovuta sincerità che nulla concede alla piaggeria, la scioltezza della sua scrittura; la padronanza della materia, pur scevra da ogni barbosa supponenza; la equilibrata dinamica del costrutto; il tono piacevole e rilassante mantenuto dall’insieme nonostante il primario impegno, mai invadente, a trasmettere nei suoi scritti condivisibili cognizioni di natura educativa.

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Stampo la nota e la tengo a portata di mano.

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